Il mio naso il mio indice sinistro
E il riflesso di uno specchio artificiale e non mio.
Mi toccavo la punta del naso
Mi toccavo la punta del naso
Con un indice arrossato
Su e giù rapidamente in corsa lungo due centimetri pelle ancora troppo rosa.
Il freddo di Parigi ha lasciato la mia pelle intatta.
Il freddo di Parigi mi ha lasciata intatta.
Per quanto tempo ancora… per troppo tempo ancora dovrò assecondare
Una quiescenza paralizzante e prepotente
E che non mi appartiene
Che stavolta hai perso davvero la r.
Non la scrivi più
Hai perso la r! Almeno per un’ora.
(Il mio computer-fatalmente- ha perso
E fatico a scrivere D-onna.
Che sono una donna, voglio dire.)
C’è un senso di contrarietà che mi porta a voler dimostrare sempre l’opposto di ciò che per natura potrebbe essere vero.
E poi c’è un intuizione irrazionale che a sera tardi, stanca e disillusa, mi fa guardare nello specchio opaco di parole un po’ barocche e un po’ desuete. Parole che non avrei mai letto e non avrei capito.
Con una fin troppo falsa presunzione…parole che avrei detto “roba da Marco e da Crostata di Prugne promessa-forse- e mai pubblicata.” Non fu Sellerio, né tanto meno potè mai esser Castelvecchio…oh Marco!
E so che non c’è niente che parli di me…ma so che la mia storia è tanto comune e tanto banale da poter essere una storia qualunque.
Oggi ho la velleità teen-ageriale di averla trovata qua. Rosso su nero, un po’ volgare - e ci sta bene, a te non interessa la fotografia.-
Cosa potrai mai comprare a Porte de Clichy?
Lo sforzo del mio blaterare stronzate a raffica è stato concentrato negli ultimi due mesi
alla lotta-contro-autoreferenzialità.
Forse è la più grossa idiozia, questa lotta.
Tornerò a me. Che so già poco dove sia. Voler passare oltre è prematuro
Et, peut etre , pericoloso.



