Non lo so. Non saprei dire...Mais j'ai un peu de peur
Ora barcollo di nuovo tra nomi e colori e parole che non so.E che forse non mi interessa sapere. O forse è solo un peu de peur
E sono sempre adolescente. Sarà davvero che “ a te non interessa niente. E’ solo l’idea che qualcosa possa interessarti”? Je ne sais pas.
La mia Parigi non sarà la mia Dublino perché stavolta sono io e solo io. Senza sostanza alcuna tossica. Senza sostanza chimica. Solo la farmacia -varia ed eventuale- e la mia fisiologica posologia. Automedicazione di una non salutista e non etica. Mai farmacoterapia nè psichiatria da quattro chiacchiere.
Quattro caramelline bianche me le concedo senza rimorsi. E so di essere io. Anche con 500 g. di merda in meno. Di più, ancora, non oso osare.
La mia Parigi non sarà la mia Perugia perché Perugia non è mai potuta esser davvero mia. Oscillando tra deliranti eccessi autocelebrativi, stadi di incoscienza, e crisi pseudo-depressive Perugia l’ho lasciata vivere al Sergaio e l’ho lasciata a Zu. Quella mia, Perugia, continua ancora a sciogliersi in un bicchiere d'acqua efferfescente pieno di bollicine amare e dolcificato da un triste cucchiaino di aspartame. (Per una volta ancora vorrei di nuovo sentire il sapore dello zucchero e il colore accecante delle foglie secche. E le calpesto, senza sentirne più il rumore.)
Ma non sono maniaco-depressiva. Non sono bipolare e non sono borderline. Quintali di puttanate e di denaro sbattuti su una scrivania di mogano e madreperlata in faccia a un ghigno barbuto e cinico.Là, nella mia ultima Roma. Metro A. Fermata Lepanto.La terza porta a destre.
(Al piano di sopra si stanno amando, focosamente.)