venerdì, 28 settembre 2007

CERTEZZE
- Domani alle 15,30  ho un volo che parte da Palermo e che alle 18, 30 arriva a
   Paris Orly Sud
- A Parigi la vita è mediamente cara
- Il mio luggage pesa  almeno 3 Kg in più del consentito.
- Mi fermerò a Parigi nove mesi
- Nove mesi da quando ho finito le scuole mi ha sempre fatto pensare a una
  gravidanza
- A Parigi guadagnerò 800 euri scarsi ogni mese.
- E’ il primo stipendio accreditato sul mio primo conto corrente
- Pagherò ogni mese un affitto di 400 euri
- Vivrò a Port Royal
-Tutte le persone che conosco e che sono state in Francia hanno messo +4Kg per
  ogni mese di permanenza
- Non parlo francese.
- Dicevo di non parlare inglese anche prima di andare a Dublino, ma stavolta
  è diverso.
- Seriamente, io non parlo francese.
- Dopo sei mesi di DublinLife, comunque, l’unico mio esame non passato rimane
  INGLESE
- Sicuramente ho dimenticato qualcosa.
                                      PS: Ginevra fu supeiore (certezza).

PERPLESSITA’
- Che avrò dimenticato?
- Riperderò di nuovo l’aereo per fumare una sigaretta?
- Pagherò 36 euri di tassa extraluggage, come già, più di una volta, mi accadde?
- La francessissima Caf mi darà mai dei soldi?Quando me li darà? Quanti me ne
  darà?
- I francesi saranno tanto poco simpatici quanto penso?
- A Parigi ci saranno francesi?
- Come cazzo fo’ ad aprire un c.c. a Parigi se non sono mai entrata in una banca
  neanche in Italia?
- Riuscirò nell’arco di almeno un mese a esprimere un concetto comprensibile
  in lingua francese?
- Riuscirò a non pesare 300 kg al mio rientro?
- Rienterò mai?
- Finirò mai l’università? E se si, avrò meno di trent’anni?
- Avrò una connessione WI-FI?
- Potrò essere credibile dietro la cattedra di un liceo?
- E i liceali francesi mi chiederanno di far lezione sulle canzoni di Tiziano Ferro e/o
  di Laura Pausini?
- Smetterò di fumare?
- Dove potrò comprare il mio rosso dignitosissimo Cirò a due euri?
- Tornerò al tabacco?
- Scriverò mai sul CV di avere una buona padronanza del francese senza
   rilasciare dichiarazioni mendaci?
             PS: se qualcuno ha delle risposte …si faccia avanti, s'il vous plait… 

PAURE CERTE
I Bo.Bo. -sopra ogni cosa-. Scappo dall’Italia per fuggire il bobismo incombente e vado a
istallarmi nel quartiere che lo ha partorito. Cane paura bobo.
                   Il mio neofallitissimo blogghe racconterà altre storie. Forse.
Baciuzzo!

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categoria:parigi
giovedì, 27 settembre 2007
SERATE DI SETTEMBRE

LUI era seduto al tavolo di fronte. Quarant'anni portati discretamente  male e senza alcuna pretesa. Un taglio corto, pulito e perbene.Spazzolato e brizzolato. Un paio d'occhiali che aveva con molta porbabilità comprato almeno da dieci anni.
Aveva ordinato un menù completo, aveva mangiato, pulito il piatto e aveva ordinato il dessert.
Una bottiglia di Sirah gli faceva compagnia- ma era bottiglia vuota e ormai di poche parole-.
Il cameriere si avvicinò per prendere ancora un'ordinazione. E lui non lo lasciò più andare.

NOI
, benchè fosse solo settembre, sembravamo le colleghe di mia zia alla cena dell'otto marzo. O le amiche di  Antonella al suo addio al nublitato di paese. Dico- io che di noi quella sera facevo parte- che tutte eravamo assai sole. E tutte ci affannavamo a parlare, a dire, a fare e a sorridere. E a stare insieme.
E il brindisi numero uno. E portane un'altro litro. E per L. che parte domani. E per Parigi  che val bene una messa-porverbio a me sempre  assai oscuro-. E per il Milan che sta perdendo. E per la tua maglietta rossa e la tua cintura nera.E gran schiamazzi gratuti e pure un poco volgari.

LUI
mangiava lentamente il suo cannolo sconvolto-nostrana sperimentalissima specialità, eh...l'avanguardia -con aria compassata. Poi prendeva il cellulare- un bel modello, antico.Cellulare che serve a far chiamate e mandare messaggi- e se lo rigirava nel palmo della mano sinistra. Lo ripogiava adagio sul tavolo-per-due-con-un-coperto-solo e iniziava a ruotare discretamente gli occhi, leggermente a destra, leggermente a sinistra, leggermente a destra, leggermente a sinistra.

NOI
  toglievamo le giacche, i coprispalle e i foulard e rosse , accaldate di vino locale, gesticolavamo inutilità e cercavamo inutili consensi  negli occhi di fronte.Si perchè ci sta una tipa all'università , ma tu forse non la conosci, che poverina mi ha chiesto di indagare sul ragazzo...No ma dai non ti puoi mettere in mezzo. No! Che dici invece è giusto, pensa se fossi io al suo posto. Tu che faresti?Ma io credo che in questi casi sia meglio...Dai ma ti pare, stanno insieme da tre anni...
Nessuno di noi sapeva di che stessimo parlando. Ma parlavamo, ammiccavamo e creavamo coalizioni da tavola.

LUI
intanto aveva finito il dessert e si preparava con il viso e con le mani a chiedere il suo conto.
Passò accanto al suo tavolo un bambino che stava andando al bagno. Lo stava fissando da un pezzo, e sorrideva. Lo seguì passo passo lungo tutto il corridoio. Aveva già pagato il conto, ma ancora non si alzava. Quando il bambino tornò dalla toilette  e ripassò accanto al suo tavolo-per-due-con-un-coperto-solo, accennò una smorfietta goffa. E fece colpo. Il bambino si fermò e lui non lo lasciò più andare.

NOI
lamentavamo di aver mangiato troppo, tutte con una mano sullo stomaco. Borsetta , accendino e sigaretta in bocca, bicchiere ancora in mano e occhi sbrilluccicanti di mediocrità. E tutte in fila per due rigorosamente alla toilette delle signore e poi, e grazie e arrivederci e buonasera e poi, discretamente, fuori. Bene, la festa delle donne di settembre era finita

Così tanto per dire...

PS: brutto e imperfetto imperfetto!


 
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lunedì, 24 settembre 2007
Piazza Castello, D.P. si ricorda dei miei ebbri discorsi inconcludenti, dell'Arte e dell'autoreferenzialità. Continua a ingessare madonne mediterranee con le tette da fuori che allattano peri ri ficu. Un gessetto alla volta, consuma i colori di terra e mi regala l'azzurro perchè non gli piace. Perchè una madonna azzurra non se l'è mai vista.
Scappo.  Non posso capire il suo azzurro e il suo seppia meticcio.
Pizza al radicchio divisa in tre; io, la mia  cara  vecchia Cibbì e il suo lui che tanto gli voglio bene perchè, dopotutto, continua a montare e smontare amplificatori e lumini, continua a parlare di Lupin&Margò e del torneo di scacchi del millenovecentonovantasei. 1.9.9.6. E si ricorda di quell'anno bisestile come fosse ieri. Io invece al mio ottavo concerto  degli Afterhours non riesco a  non sentirmi vecchia e precocemente invecchiata e tardivamente cresciuta. E soprattutto quell'anno bistesile che tenevo tredici anni,non me ne ero manco accorta che fosse bisestile. Ora lo so. Anche perché il 29 febbraio di quell'anno è nata Zuzù...che  mi ha chiesto un libro della mia prima media.
Credo  me ne accorsi nel duemiladue di quell' 1.9.9.6. e ringrazio Cennaro e quel che mi ha lasciato, quel che si è portato, quel che gli ho impedito di rubarmi. Ringazio il sole di VillaAda a Maggio, e il 29 N e i panini e porchetta al baretto di  Ostiense, che alle cinque di mattina sono sempre e comunque buonissimi.
 Era bello Cennà. Ma è un figliodiputtana.
Nota molto triste (e spero che nessuno possa mai capire): potevi rimanere. Non che fosse troppo meglio, ma sarebbe potuto esser meglio. Chi può  mai sapere. Mi manchi ogni tanto, quando mi accorgo che ci sei sempre stato e non puoi esserci più. E mi vergogno come una scimmia ubriaca delle stronzate che dissi in questura. Una zitella egocentrica e pettegola.
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venerdì, 21 settembre 2007

briciolette  allegre e interessanti
e di gente matura

-non ho niente da dire-

uno scrive:
era meglio non nascere
uno scrive:
almeno neanche dovevi morire
unobis scrive:
mica è brutto morire
uno scrive
no, è bello
unobis scrive:
non lo so com'è -..penso che non è-
unabis scrive:
poi se non nascevi non c'avevi il gruppo, la chitarra non c'era il tizio della casa discografica etc etc...
uno scrive
non c'eri tu che mi fai compagnia nella depressione
uno scrive
e anche mentre mi faccio le pippe
unobis scrive:
bello vivere eh
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martedì, 18 settembre 2007

Cio che voleva essere e non era.

 

Entrando in una stanza ormai vuota di me

sotto il ghiaccio di due occhi cinici,

sfrontatamente azzurri,

sorriderebbe- un poco indignata- trovandoci  Kerouac

schiacciato in un non-sense di letteratura

di velluto blu.

Non le era mai piaciuto e  ancora non le piace.

Io non potrò più saperlo invece ormai.

Sorriderebbe

sempre un poco indignata

leggendo tra quaderni a riga elementare

scritti in brutta grafia

parole di chi scrive poco e male

pagine piene di spazi vuoti

di lettere iniziate e non finite e di versi senza rime.

Di intuizioni sue.

Sorriderebbe guardando la bagascia grassa

appesa a capezzale

sorriderebbe di cuore perché

quella no, lei non l’avrebbe mai comprata,

non era sua.

La bagascia grassa era ciò che avrebbe voluto amare di me,

ma mai le fu concesso amarmi per quello che davvero ero.

Non si domanderebbe alcun perché

Lei no, ha sempre conosciuto

e mai accettato.

Ora il fatto compiuto le da torto. O forse, sta pensando:

STRONZA.

Avresti potuto decidere, agire e fare

centomila altre cose,

hai scelto, ancora una volta l’inutile

e ci sei arrivata per la strada più spregevole.

La più romantica, forse e la più eccentrica

ma tu, malgrado tutto e per fortuna,

non sei mai stata una romantica

e non sei stata eccentrica.

Per questo ho creduto di poterti amare.

Ora non ti amo più, non posso né voglio amare

il vuoto che ti sei portata dentro e che

da solo

sopravvive ancora.

Ciò che volevi essere e non eri.

Non sei neanche più la tua bagascia grassa.

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lunedì, 17 settembre 2007

Smettila.

Non ha senso quel che dici

Parli solo perché il tuo pensare eretico e disordinato

sia riorganizzato dalle pause brevi e dal ritmo agguerrito

di una prosa violenta e tenace

Ho detto smettila,

oratore vanesio.

Il dissenso cercato ad ogni costo è lo stesso tuo male

che ti porta a tremare a sudare

a tremare a sudare la notte.

Smettila.

Fa male il balbettio di un insicuro sulla tua bocca

fiera e impassibile.

Fiera e impassibile.

La lingua che trema tra i denti tradisce

la posa ieratica

di te che vuoi essere un dio

e l’indice titanico puntato contro il mondo

fa presto a disciogliersi

in tre dita di rhum e a puntare

una bottiglia vuota.

Smettila.

So che più tardi dovrò leccare

tra singhiozzi e  sospiri le tue lacrime

acide e vere

so che dovrò inghiottire il tuo dolore

mordere la tua rabbia perchè  il mio amore non sia fatto a pezzi

da te.

Dovrò divorare il tuo male e la tua sofferenza.

E so che non avrò mai mangiato abbastanza per la tua felicità.

 

Una vecchia leggenda racconta di notti di luna piena e di uomini-lupo.

Ogni giorno io vedo una luna piena

gialla, calda e accecante

riscaldare i gerani  e far brillare il mare.

E la notte è scura solo della tua malattia.

 

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lunedì, 10 settembre 2007
Domani vedrò l'alba di Roma alla Stazione Termini e il tramonto di Perugia alla Cupa.
Nel frattempo-tra un'alba e un tramonto- avrò perso sei ore di mia vita a blaterare idiozie con tonto convincente di fronte a due depositari del sapere!
Breve parentesi di doppia nostalgia: il passato che non può tornare e il futuro che non sarà lì.
Saluterò gli amici, vedrò la casa nuova di chi per quasi un anno ho visto tutte le mattine con la faccia ancora sporca di notte, tornerò nella mia vecchia casa e lascerò le chiavi sulla scrivania che ho pittato di viola, chiuderò il portone e via.
Come tutte le volte che saluto una città, farò fisicamente il giro dei luoghi della mia cronologia emotiva.
A Roma partii da via Cesare Pavese e finii alla Romanina. E durò una giornata intera, vagando da una parte a all'altra e ritornando indietro senza nessuna logica automobilistica per seguire la mia storia. Ma Roma è stata molto più di una parentesi.
Perugià sarà più facile e più breve. E poi so che dovrò tornarci. Partenza al S.Pietrino e arrivo al Chiostro S.Anna. In mezzo saprà guidarmi e saprà farsi guidare Rosuccia, sporca di fango e di aghi di pino e piena di scartoffie e di bottiglie vuote. Forse Rosuccia dovrò lavarla un po'.
Saluti al mio neofallitissimo blog e a chi  per caso o per sventura ci capitasse dentro!
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domenica, 09 settembre 2007
C'è questo luogo comune che nei paesi non si può vivere perchè ogni finestra è un occhio di umano-bipede e col profumo- che ha comprato  l'ultima sperimentazione binocolare per guardarti meglio- ppi sapiri miegghiu, picciridda mia- ,perchè tutti sanno tutto di te, tutti ti giudicano e ti strappano quella mollica di libertà che ancora speri di poter-di nascosto-mangiare. Secondo tal medesimo assunto, i paeseani veraci e incontaminati hanno una passione aritsitca irrefrenabile . I paesani sono non solo fotografi vissuti e navigati -t'immortalano nell'attimo più insospettabile, regalandoti pose così naturali da sembrare finte-o quantomeno surreali..agli occhi del paesano fotografo di turno-i paesani sono anche anche pittori,sceneggiatori, e poeti. Hanno il talento e lo zelo di ritrarti, una volta immortalato in un tuo inconsapevole sbadiglio-rutto-adulterio-pubblico scorreggio-stato maniacale e/o  depressivo.-in un dipinto fantastico e fantasioso che ti renderà per sempre protagonista di un bozzetto che non hai mai visto. Sempre secondo lo stesso assunto, i paesani, artisti pettegoli  e fancazzisti dell'ultima teconologica generazione, non paghi del loro immobile ritratto, si pigliano la briga di dare voce a delle creature evanescenti, e pure tanto reali, che per tre anni hanno perfezionato con i pennelli più professionali e con le sfumature più romantiche. S'improvvisano sceneggiatori e vignettisti e, sempre secondo la stessa leggenda-oserei dire-paesana, creano storie verypasciòneboll partendo da soggetti di per sè banali.
Come se non c'avessero meglio da fare- bha, no, in effetti no, non ce l'hanno-
Io sono nata in un paese salentino; per quasi diciott'anni ho vissuto in un paesello siculo e anche adesso che mi do false aree da metropolitana al mio campaniluccio di montagna ci torno almento tre volte l'anno.
Trovo che i paesani, anche quando  giudicano,dimenticano in fretta- sarà per qualunquismo o per opportunismo gratuito-. Trovo che anche se per dieci anni il buon compaesano di turno ti ha accusato d'omicidio- pur non avendo avuto  prova alcuna-, al tuo trentaduesimo ritorno, ma forse anche ben prima, t'accoglierà con una paesanissima pacca sulla spalla, due baci che sembrano mafiosi- e non lo sono, giuro- tentratrè inviti a bere due caffè e fa du chiacchere  giù al barr e almeno almeno un invito a pranzo ed uno a cena.
Alfredo, il tuo compaesano di turno, non ha mai dimenticato che avete fatto insieme elementari e medie- tu, brillante e leccaculo;  lui con i pidocchi in capa-, che per dieci anni tutte le mattine avete visto le stesse venti facce - e che le conoscete e le binocolate, entrambi, ancora-, che quella volta che hai preso sette ti sei incazzato perchè volevi dieci e ti sei fatto commiserare da tre piani di sezioni etc...etc...
Può aver pensato tutto, ma te vuole bene. E non è volessomebene.
Alfredo con ottime probabilità non ha idea di cosa sia volessomebene; ti vuole bene di cuore, si dice nei paesi.
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venerdì, 07 settembre 2007

Poi svegliarsi col sapore del malto e del luppolo fa schifo. I vestiti addosso sudati e le foglie secche tra i capelli. Succo d’arancia fresco è meglio del caffé e non fumo. Il solito pneumatico martello picchietta sopra il naso e sulla tempia destra e insisterà ritmicamente per le prossime ventiquattrore.
Mi ero addormentata ancora con gli accordi dei fuochi di S. Giovanni e la mia voce ubriaca nelle orecchie mie e di un giovine con la sua citara.
Mi sveglio sulle solite lenzuola arancione, sporche solo di cenere e puzzolenti solo di fumo e appare luminoso e lampeggiante rosso fuoco un sessantuno.
La teoria dei sette Jeger è esperienza consumata. Tre minuti diventano un’ora e un’ora miracolosamente tre minuti. Sopra i peli neri del sopraciglio destro ancora lo stesso avvilente e picchiettante pneumatico martello.
Due spazi capoverso punto e a capo.
Avrei voluto raccontare, senza didascalie e senza neanche troppe immagini, la vergogna delle mattine al sapore di vino e di Cointreau, ma forse la vergogna  non si può scrivere e avrebbe poco senso volerla richiamare alla memoria  quando ormai non c'è neanche più.
Quell’ ordinario compiacimento mistico e delirante  che ha pure la pretesa di non essere ordinario
Piangere sul latte versato è il senso comune delle genti ed è la cosa più banale e più concreta che mi viene adesso in mente.
Oltre agli sfaceli ambientali e planetari, oltre alla terra arida che soffre, sterile, e non produce dry è l’atto concreto. Secco deciso e senza fronzoli. L’azione nuda ed efficace, il parlare di Luisa e i teoremi di geometria. La secchezza dell’autunno e un corpo anoressico che non impietosisce e stupisce per l’esperienza che si porta sotto venti millimetri di pelle. Senza nessuna retorica.
La cosa più dry che avevo erano i miei capelli. Poi ho deciso che era meglio gonfiarli un po’. Ho fatto un sostegno –mi raccomando, il sostegno che è più naturale-, ci ho svuotato sopra un centinaio di bombolette Loreal e  tutto,ora, anche nei miei capelli indica pienezza. Che, a rigor di logica, è di secchezza l’antinomia.
Fiera delle mie cosce e del mio culo ostento una fertilità e un’ abbondanza che tradiscono i miei estrogeni bastardi.
La mia instabilità umorale, i miei entusiasmi infantili e le altrettanto infantili crisi emotive fanno di me una femmina. Animale.Femmina non è dry. Ma femmina animale è più dry di quanto non lo sia femmina donna.
Stare così a metà; tra donna e bestia:essere,esattamente, FEMMINA.


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venerdì, 07 settembre 2007
Oggi se faccio una frittata, eventualità abbastanza improbabile data l'ora tardiva e la povertà del frigorifero, la faccio a forma di dizionario; se prendo la cernit  e me la tengo in mano per almeno quindici minuti mi creo un ciondolo a forma di dizionario e due orecchini a forma di dizionario (magari per essere piu trendy-uhuhuh ho detto trendy!-  ne faccio uno a forma di vocabolario).
Se mi dovessi acconciare la capa , l'acconcerei a forma di dizionario e se dovessi trovare un cane lo chiamerei Dizio e spererei subito di trovarne un secondo per battezzarlo Nario .
Pure un embrioncino picciolo picciolo picciolo  dentro il mio uterino malaticcio oggi lo chiamerei Vocabolario.
...ho passato le mie ultime diciotto  ore (pause concesse: sigarette, cibi e caffè) a ricopiare seicentoquarantasette lemmi su un glossario...a ricopiare.
e perchè...non erano scritti bene???
così..tanto per avere un glossario a portata di mano..."SOLO CON LE PAROLE CHE INTERESSANO ANNOI"
(raddoppiamento fonosintattico tanto intenso mai s'era sentito prima)
Ah, l'università e i suoi professorini. ini. inissimi. inissimissimissimi.


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